Milano Mostre ed eventi

Da Bellini a Basquiat: vedere l’arte attraverso gli occhi del migrante

Foto di Alberto Scarpinato

Un’opera di Jean-Michel Basquiat vista attraverso lo sguardo di Carmen, signora peruviana, in Italia da sedici anni e madre di una bambina di dieci. Dopo averci presentato Tobacco versus Red Chief, Carmen racconta che il copricapo dell’indiano pellerossa le ricorda il rosso e il giallo delle Ande e i suoi giochi di bambina nel paesino d’origine.  Carmen da noi si è occupata di bambini e anziani, ma in Perù ha studiato e frequentato l’università. E’ affascinata dall’arte e dopo i saluti nella sua lingua e in italiano, ci spiega che è parte della sua vita.
Daniela invece proviene dalla città rumena di Timisoara. Si presenta come “orgogliosamente Rom”. Ha 43 anni e vive in Italia da 15. E’ una mediatrice culturale e lavora prevalentemente con le comunità Rom di Milano. Il dipinto che ha scelto per raccontare la sua storia è un’opera di Martin Jacobson intitolata Stream, Strong Light, una foresta coperta di neve che rimanda un riflesso di luce verde.
Daniela ci porta nel bosco dove viveva da bambina e dove la sua comunità rom si rifugiava dall’intolleranza degli uomini. In quel bosco, a soli tredici anni, Daniela è stata data in sposa a un ragazzo più grande, in un matrimonio combinato secondo la tradizione della sua gente.

Daniela, Martin Jacobson, Stream, Strong Light, 2013

Daniela, Martin Jacobson, Stream, Strong Light, 2013

Una tradizione che non teneva conto dei suoi giochi di bambina, della sua innocenza, della sua inconsapevolezza. Per la sua famiglia contava solo il timore che Daniela a quell’età potesse perdere la verginità. Di quel giorno ricorda un catino di acqua, profumato di fiori di gelsomino, dove lei e altre bambine venivano bagnate per preparasi al matrimonio. Dall’unione con il compagno non scelto da lei sono nati nove figli, tre dei quali morti di malattia. Arrivata in Italia, Daniela ha trovato un lavoro che l’ha riscattata dall’accampamento. Ora risiede in una casa “vera”. I suoi figli hanno frequentato le scuole e sono integrati nel quartiere. Daniela ha un’esistenza da acrobata, sospesa tra il passato nel bosco e il presente alla periferia di questa grande città dove, nonostante le immaginabili difficoltà, ha trovato ascolto, un’occupazione, una nuova identità. Quando tornerà a casa dopo la serata alla GAM, rimetterà le lunghe gonne rom e gli abiti che rassicurano il marito e la sua gente. Ma il bosco dove è andata sposa bambina a 13 anni è ormai solo un dipinto da raccontare.

Carmen, Jean-Michel Basquiat, Tobacco versus Red Chief, 1981-82

Carmen, Jean-Michel Basquiat, Tobacco versus Red Chief, 1981-82

Carmen e Daniela sono due delle speciali guide che fino al 1° ottobre, ogni giovedì sera, sono alla GAM per illustrare alcune delle opere di Don’t Shoot the Painter, l’esposizione curata da Francesco Bonami che raccoglie oltre cento tra i maggiori capolavori della UBS Art Collection e che è in programma in via Palestro fino al 4 ottobre.
L’iniziativa è stata denominata “Da Bellini a Basquiat: Incontri Interculturali”, un titolo che richiama idealmente sia le opere raccontate nell’ambito delle visite, sia la sede Comunità Nuova situata in via Gentile Bellini, nel quartiere Giambellino cui fanno riferimento i migranti e le persone in difficoltà seguiti da don Gino Rigoldi.
Comunità Nuova insieme con l’associazione Connecting Cultures ha collaborato al progetto sostenuto e ideato da UBS e patrocinato dall’Assessorato alle Politiche Sociali e Cultura della Salute del Comune di Milano.

Darius, Tilo Buamgärtel, Über die Vorstellung, 2008

Darius, Tilo Buamgärtel, Über die Vorstellung, 2008

Mi sono recata giovedì a Villa Reale per assistere a questa particolare performance e ho vissuto l’esperienza di verificare il potere comunicativo dell’arte, la sua capacità di emozionare e di mettere in relazione attraverso la bellezza gli esseri umani. Tutti, e di qualsiasi provenienza: ricchi e poveri, italiani o migranti, gente con vite sicure e altre che devono essere messe insieme con difficoltà. Eravamo una trentina di persone ad ascoltare il racconto delle opere presenti in mostra attraverso le parole delle nostre guide. Donne e uomini di tutte le età, qualche signora in abiti eleganti da vernissage, signori ancora in tenuta da ufficio.

Bahija, Enzo Cucchi, Leone Dei Mari Mediterranea. ph. Alberto Scarpinato

Bahija, Enzo Cucchi, Leone Dei Mari Mediterranea. ph. Alberto Scarpinato

E ci siamo commossi ascoltando Bahija originaria del Marocco, terapista che cura bambini e anziani con la danza, e il suo racconto del Leone Dei Mari Mediterranea di Enzo Cucchi visto con gli occhi di un migrante che in questi tempi affronta il mare per trovare salvezza dalla sua terra: l’acqua del Mediterraneo che è diventata rosso sangue, il leone sulla barca a rappresentare il coraggio, il sole che sorride bizzarro come in un sogno. “Con questo quadro ci siamo scelti – ha raccontato Bahija con sorriso timido e voce ferma -. Ho avuto la fortuna di non arrivare in Italia per mare, ma ugualmente ho lasciato una casa, profumi, colori. Cercavo anch’io un sole che ridesse”.
E dopo Bahija è stata la volta di Darius, anch’egli di etnia Rom, che ha raccontato il quadro di Tilo Buamgärtel, Über die Vorstellung in chiave autobiografica, interpretandolo quasi come fosse un monologo. Non è un caso: Darius è un barman ma studia in una scuola di teatro.


Gli incontri e i racconti d’arte sono ci hanno permesso poi di conoscere Gianina, ex insegnante rumena assetata di bellezza e di cultura che ha lasciato il suo paese per cercare una cura per la figlia; Lilly, signora eritrea in Italia da 43 anni che ci ha introdotto alla mostra attraverso l’opera forse più significativa, la National Gallery 1 di Thomas Struth;  Elvis, figlio di Daniela, che ha ricordato l’infanzia nell’accampamento in Romania e il cavallo del nonno attraverso Horse Alone, il quadro di Lesley Vance; Miriam, di origine algerina ma nata a Milano 22 anni fa, già madre di due bambini e ora operatrice sanitaria che ci ha  illustrato l’opera Pharmaceutical Paintings di Damien Hirst.

Le guide delle mostra con le rappresentanti di UBD, Connecting Cultures e Comunità nuova. Ph. Alberto Scarpinato

Le guide delle mostra con le rappresentanti di UBS, Connecting Cultures e Comunità Nuova. Ph. Alberto Scarpinato

E’ stata una serata speciale e piena di emozioni, dove abbiamo goduto dell’arte e abbiamo conosciuto un po’ meglio la vita. Rimangono ancora due giovedì sera per vedere “Da Bellini a Basquiat”: non perdete questa opportunità. L’ingresso, su prenotazione, è gratuito.

Don’t Shoot the Painter. Da Bellini a Basquiat: Incontri Interculturali
MILANO
Galleria di Arte Moderna, via Palestro 16
Giovedì 3 – 10 – 17 – 24 Settembre e Giovedì 1 Ottobre 2015
Visite dalle 19 alle 21
Per prenotazioni: tel. 02 181326. e-mail: info@connectingcultures.info. Referente: Patrizia Cancelli.

Miriam, Damien Hirst, Albuminium, Human, Glycated, 1992. ph. Gaetano Corica

Miriam, Damien Hirst, Albuminium, Human, Glycated, 1992. ph. Gaetano Corica

Don’t Shoot the Painter
MILANO
Galleria di Arte Moderna, via Palestro 16
17 giugno – 4 ottobre 2015
L’ingresso è gratuito
Orari mostra: Martedì – Domenica 9:00 – 19.30
Giovedì 9:00 – 22.30. Lunedì chiuso

Nessun commento

  • Reply
    lillyslifestyle
    23 settembre 2015 at 8:42

    Se potessi ci andrei subito. Trovo estremamente interessante diluire il sociale nell’arte e sopratutto raccontare di una o più culture, così diverse dalle nostre, attarverso un percorso artistico (non in senso figurato). Una mostra che ci fa riflettere in modo costruttivo sul concetto di “altro”, senza necessariamente farci vedere sangue e cadaveri, ma il bello dell’espressione dell’animo umano: l’arte!
    Grazie per averci raccontato di questo evento.

  • Reply
    giulianacimurri
    22 settembre 2015 at 16:40

    Davvero interessante…brava …mi fai scoprire un’ altra parte del mondo

    • Reply
      paolabaronio
      23 settembre 2015 at 6:09

      Mi piace vedere cose diverse dalle solite e Milano in questi mesi offre tantissimi stimoli. Grazie Giuliana per seguirmi sempre con attenzione.

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