Storie

La vita come un romanzo: Mila Anufrieva, Zarina della Moda

Mila Anufrieva

Non avevo mai incontrato nessuno con la storia di Mila Anufrieva. Nel blog ho scritto dell’esistenza di tante persone, soprattutto donne, attratta dal loro coraggio e dalla capacità di cambiare la direzione delle loro vite. Ma la storia di Mila Anufrieva va al di là della normale immaginazione ed esce dai tracciati convenzionali. È una storia ambientata nel mondo della moda, nella Russia tra la fine del ‘900 e l’inizio del nuovo Millennio: l’ascesa folgorante e la caduta rovinosa di una donna a capo di un impero valutato 200 milioni di euro. La storia di una donna che ha avuto tutto e perso tutto: ricchezza, cittadinanza, affetti. Che ha lottato disperatamente per mantenere ricchezza e potere e che ha affrontato altrettanto coraggiosamente la malattia. Una storia di ambizione e paura, di banchieri e banditi, di lusso e minacce, di soldi e povertà. Una storia vera che sembra un romanzo. L’eroina è una donna a cui il destino ha assegnato due vite. La prima, quando in Russia la chiamavano la Zarina della Moda, è alle sue spalle: finita. La seconda è storia di oggi. Ho saputo di Mila Anufrieva in occasione di un evento benefico promosso da Vittorio Longoni, titolare della boutique La Tenda Milano, in favore di Mila for Africa, la Onlus fondata da Mila in sostegno dei bambini della Guinea-Bissau.
Ci siamo poi incontrate in un appuntamento privato favorito da una comune amica, Mara Terenzi. Avevo sentito vagamente della sua storia e volevo saperne di più. L’ho intervistata mentre era di corsa tra un volo a Parigi per l’Alta Moda e una trasferta in Africa.
Mila è una donna minuta, elegante, con il viso schermato da occhiali da sole. Parla italiano con un forte accento russo. “Sono qui ormai da otto anni ma mio marito, che è italiano, dice che parlavo la vostra lingua meglio prima”, si scusa. Il tono monocorde della voce rende il suo racconto un po’ surreale, quasi che Mila raccontasse la storia di un’estranea. Per ascoltare davvero i suoi sentimenti ho dovuto vedere il docufilm che la regista Nadezhda Gorkunova ha tratto dalla sua storia Signora Russa. Lì Mila concede respiro ai ricordi, da sfogo al suo strazio.

Mila Anufrieva

Mila e Vittorio Longoni di La Tenda Milano

Mila Anufrieva nel suo paese è stata ed è una celebrità. E la sua caduta, il crollo del suo impero nel mondo della moda e la fuga dalla Russia rappresenta per molti un fatto clamoroso e per certi aspetti ancora inspiegabile. Il film è una raccolta di testimonianze di chi l’ha vista regina di San Pietroburgo (“In città si parlava solo di te e di Putin”, ricorda un’amica) e che la ritiene vittima di un sistema mosso dall’avidità e dall’invidia.

Mila quel sistema lo conosceva bene, non lo temeva.

“Ho sempre rischiato per ottenere i mie obiettivi e coltivare i miei sogni – si racconta -. Sono stata ragazza ai tempi del comunismo e della perestrojka. Vivevamo in un clima di isolamento sociale e culturale ma ero affamata di moda, volevo vedere gente bella e ben vestita. Il sabato pomeriggio la tv di stato trasmetteva un programma di politica estera: era propaganda ma io notavo solo come erano vestite le mogli dei diplomatici e dei politici. Frequentando la scuola per diventare pedagogista conobbi degli studenti africani che vendevano le loro cose. Iniziai da lì, comprando e commercializzando il loro abbigliamento. Era un’attività illegale ma mi rese i primi soldini. Una volta sono stata anche fermata davanti alla scuola da una macchina nera del KGB che minacciò di arrestarmi, ma non mi fermai. Erano gli anni della perestrojka, il regime cercava di controllare ancora tutto ma le maglie si allentavano sempre più. Cominciai a frequentare delle signore dell’ambiente diplomatico, a fare piccoli commerci con l’abbigliamento che indossavano loro. Il mio business si allargava sempre più anche se stavo attenta perché ero conscia di essere in una black list. Aprii un negozio nella mia abitazione di ragazza che mi portò a possedere parecchio denaro. Ma entrai nel mirino di una banda di ladri, gente spietata che oltre al furto arrivava ad uccidere. Una sera, rientrando dopo un vendita particolarmente fortunata, me li ritrovai nel mio appartamento. Mi presero per il collo e mi minacciarono tutta la notte perché consegnassi loro tutta la merce che avevo in casa e i soldi. Per il terrore mi vennero i capelli bianchi ed avevo solo 24 anni! Mi lasciarono vivere solo con la promessa che sarebbero venuti nei giorni seguenti per riprendersi il resto. Non potevo cambiare appartamento perché avevamo le case assegnate e non potevo denunciarli alla polizia perché la mia attività era a sua volta illegale. Poi un incredibile incidente stradale nel quale fu coinvolto uno di loro mi diede un po’ di respiro. Nonostante le minacce di quelle notti avevo salvato 1000 dollari. Con questi venni in Italia con un permesso turistico. Tramite amici russi venni a conoscenza di posti dove si vendevano i brand di moda a prezzi scontati. Comprai qualcosa di Gucci, Rocco Barocco, i marchi che sapevo sarebbero piaciuti alle mie concittadine di San Pietroburgo affamate di lusso. Per due anni andai avanti e indietro tra la Russia e l’Italia anche per pagare i debiti in seguito al furto della merce che avevo avuto a casa. Nel frattempo era avvenuto il crollo del regime”.

Mila Anufrieva
Mila non è certo impreparata davanti ai venti di cambiamento: apre un piccolo negozio a San Pietroburgo, Joy, dove porta per la prima volta in Russia brand degli stilisti italiani, come Moschino e Alberta Ferretti. Non ha concorrenza e agli inizi tutto sembra facile: “Gli agenti italiani che cominciavano a lanciare il loro business in Russia venivano solo da me, non conoscevano nessun altro. Avevo tutti le firme più belle della moda: Versace, Ferré, Ferragamo. Conobbi Maurizio Gucci e i giovanissimi Domenico Dolce e Stefano Gabbana. Poiché il negozio era piccolo mi proposero di aprire uno spazio al Nevski Palace, un albergo a cinque stelle. Trovai il target giusto, la clientela di gran lusso: politici, jet set, artisti. Vestivo i componenti di tutta la giunta di San Pietroburgo: Dimitri Medvedev che era nello staff del sindaco e Vlaldimir Putin che allora orbitava intorno a San Pietroburgo con le loro mogli”.
Mila diventa un punto di riferimento mondano della città, i suoi gusti dettano lo stile. San Pietroburgo, così come Mosca, sono al centro dell’exploit economico del Paese ma l’altra faccia di quell’esistenza dorata è rappresentata dalle minacce della malavita:

“Giravo con autista e guardia del corpo, arrivavano ogni giorno notizie di sequestri e attentati. Vivevamo nella paura”

Quel clima di terrore però non è sufficiente per rallentare la corsa di Mila verso il successo. “Aprii altri nove negozi, fui portata dal sindaco di Pietroburgo da Rudolph Giuliani a New York come esempio di donna russa imprenditrice. Guadagnavo moltissimo ma non mi interessavano tanto i soldi quanto il potere che la mia posizione mi aveva dato. In fin dei conti non temevo niente. Immaginavo che con il tempo le cose si sarebbero assestate. Così organizzai anche una mega sfilata nel 1996 con Claudia Schiffer ed Eva Herzigova. C’erano anche le notizie dei morti ammazzati per soldi sui giornali e il cimitero era pieno di giovani vittime. Vivevo tra sfilate e banditi ma andavo avanti focalizzata sulla mia strada. I negozi nel frattempo diventarono tredici: dieci a San Pietroburgo e tre a Mosca. Alla fine aprii Vanity, il più grande store della città, 5mila metri quadrati di moda dedicati al lusso”.

Mila Anufrieva

I riflettori se possibile si accendono ancora più luminosi per Mila Anufrieva. Diventa il boss assoluto, la regina della moda di San Pietroburgo. “Arrivavano ordini da 500mila euro al giorno, la gente era pazza per il lusso e Vanity era il suo tempio”.
L’aria comincia però a cambiare quando il centro del potere rappresentato da Putin si sposta da San Pietroburgo a Mosca: “All’inizio la cosa non mi allarmò. Lavoravo sempre tanto ma avevo anche messo su famiglia con mio marito Sandro, conosciuto per la comune passione per la moda. Vivevamo nella dacia fuori città  con i nostri due bambini. Sono sempre stata una donna indipendente, mi sono sposata per amore nonostante sia stata corteggiata da tutti gli uomini di potere del mio paese. Ma il mio business diventò oggetto di grandi invidie: di fatto avevo il monopolio della moda di lusso nella città, i marchi italiani, francesi e internazionali  preferivano avere rapporti solo con me. Una concorrenza che gli store del lusso di Mosca che volevano espandersi a San Pietroburgo trovarono insopportabile. Nel 2003 cominciai a ricevere proposte per cedere Vanity”.

Mila non prende neanche in considerazione l’idea di vendere: gli affari vanno a gonfie vele e lei ha appena contratto un debito di sei milioni di euro  con una banca russa.

È un terzo del valore di Vanity, calcolato in 20 milioni di euro, da restituire in tre anni. Ma le cose cominciano a prendere una brutta piega. Lo store comincia a diventare oggetto di continue ispezioni della Finanza, così come le merci in dogana che rimangono ferme per settimane causando le prime perdite. I controlli si infittiscono sempre più, soprattutto la sera, quando i clienti affollano i negozi.
A questo punto Mila è convocata dal direttore della banca che davanti al consiglio di amministrazione mette in discussione i termini del prestito adducendo obiettivi non raggiunti. Mila non si consola oggi all’idea che il direttore della banca sia poi finito in galera. Per lei è l’inizio della fine: “Mentre cercavo di tamponare la situazione arrivavano le telefonate dai boss dello store di Mosca con proposte di cessione ogni volta più basse.  Arrivano a soli 2 milioni di euro! – racconta -. Nel frattempo, dopo i controlli alla dogana, vengo ingiustamente accusata di contrabbando. Disperata chiamo i miei amici politici ma ormai l’asse del potere si è spostato su Mosca e da San Pietroburgo mi dicono che non possono fare granché. Va male ogni giorno di più, ma cerco di tenere duro. In fin dei conti lavorano per me 250 persone!”.

Mila Anufrieva
Ma ecco che arriva la vera, potente batosta: “Nel maggio del 2006 comincio a sentire dei fortissimi dolori alla testa, come se mi scoppiasse qualcosa tra la fronte e l’occhio destro. Mi rifugio nella mia dacia dove vengo visitata da un primo dottore che mi diagnostica un ictus causato dallo stress. Ma i dolori non si fermano e solo dopo la visita di un secondo dottore mi viene trovato un melanoma all’occhio. Una forma aggressiva che mi lascia due mesi di vita. Sono disperata all’idea di abbandonare i miei due bambini che hanno 6 e 8 anni. Degli amici mi portano in Svizzera, a Losanna, da uno specialista di fama mondiale. Il professore conferma la diagnosi di melanoma ma spera di potermi operare se il tumore non ha ancora intaccato il fegato.

Trascorro giorni orribili in attesa della biopsia, tra il terrore di morire e quello di finire in galera. Poi ricordo il sorriso del medico, la sua frase: Si può operare, lei vivrà!”

Mila non commenta le conseguenze dell’operazione ma dopo l’intervento indossa gli occhiali schermati che non toglie mai.
“Mentre ero a Losanna, tutta Mosca e San Pietroburgo commentavano il mio cancro e mi davano per spacciata. Mi rifugiai in Sardegna dove venni raggiunta dai miei figli per la convalescenza ma poi decisi di tornare in Russia per un ultimo tentativo di salvare il mio business. Avevo avuto da un amico l’offerta di cessione del 70 per cento della mia quota ma continuando a gestire i negozi e Vanity da socia e buyer”.
Tornata a San Pietroburgo però Mila si accorge che l’avvocato al quale aveva affidato deleghe di firma, aveva ceduto tutte le sue proprietà allo store di Mosca per due milioni di euro ma senza che fossero estinti i debiti. “È chiaro che ero stata vittima di un complotto ordito da Mosca con la complicità della direzione della banca. Mi accusavano di avere gestito la vendita di Vanity e di avere sottratto del capitale”.
A Mila non resta che lasciare il suo paese e di rifugiarsi in Italia. Un ritorno durissimo: non ha letteralmente un soldo ed è costretta a ricorrere al prestito di 50 euro della suocera per affrontare un viaggio in treno verso Milano. Per fare fronte ai bisogni più essenziali vende tutto quello che ha: gioielli, pellicce, borse. Non chiede aiuto a nessuno, non vuole affrontare l’incredulità delle persone che un tempo la osannavano e del resto si sa come funzionano le cose in questo mondo…  mentre si dà da fare in tutti i modi per utilizzare il suo patrimonio di conoscenza nel settore del lusso, ecco che arriva il consiglio di un caro amico russo, un attore molto celebre nel suo paese: “Perché non apri un blog dedicato alla moda? Da noi sei un mito tutti vogliono sapere di più della tua storia e ascoltare i tuoi consigli sullo stile e l’eleganza”Il sito decolla subito e in poco tempo colleziona un milione di visitatori unici, si riempie di notizie ma anche di pubblicità e servizi di e-commerce. Mila diventa inoltre consulente per brand di moda emergenti o per quelli che vogliono aprirsi al mercato russo e comunque estero.
Ma non crede più come un tempo alla magia della moda. La sua vita è cambiata radicalmente e dopo il fallimento economico, la malattia, la minaccia della povertà, si sente una persona diversa. La morte della madre avvenuta in sua assenza, e rivista solo in video per una testimonianza rilasciata per il film Signora Russa, è l’ennesimo dolore ma anche il segnale che deve tirare una riga sul suo passato e ricominciare con una nuova vita.

Il gancio dal cielo arriva dai bambini: quando era in Russia Mila finanziava tante fondazioni dedicate ai piccoli colpiti da melanoma, un impegno portato avanti anche nel blog, con la vendita di t-shirt griffate a suo nome. Durante una trasferta di lavoro in Guinea-Bissau – paese che dopo un passato tribolatissimo sta cercando di sollevare la testa e di impostare una nuova economia – entra in contatto con le enormi difficoltà e la lotta per la sopravvivenza dei bambini africani: “All’inizio di quest’anno ho fondato l’associazione Mila for Africa con la quale voglio portare avanti il progetto di un reparto maternità all’ospedale dell’isola Bubaque e l’assistenza a un centinaio di orfani che sta seguendo sottop il patronato di AMIC (Amigos de Criança)”.
“L’Africa è la mia seconda casa – mi dice a conclusione di un incontro nel quale l’ho ascoltata più volte a bocca aperta – e la terra dove vorrei iniziare una nuova attività nel settore del turismo. La Guinea-Bissau è un paese bellissimo con spiagge caraibiche. Ma manca di tutto e i pochi alberghi sono molto scadenti. Vorrei costruire un hotel a cinque stelle e da lì una serie di strutture collegate”.

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Mentre ci salutiamo e la vedo camminare elegante per le vie di Milano, mi chiedo dove la porterà questa nuova avventura. Non voglio definirla  la protagonista di un dramma russo ma anzi pensarla come una moderna Rossella O’Hara, l’eroina di Via col Vento che, davanti alla distruzione di Tara, è capace di dire: “Domani è un altro giorno”.

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2 Commenti

  • Reply
    infuso di riso
    18 luglio 2017 at 21:51

    cara paola
    non la conoscevo..wow che grande donna… mi piacciono i tuoi post sempre brillanti e capaci di dar luce a grandi persone che meritano d esser conosciute meglio..
    daniela

    • Reply
      Paola
      18 luglio 2017 at 23:13

      Grazie Daniela!

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