Il più grande regalo che mi ha lasciato il mio viaggio in Islanda è l’esperienza dell’assenza: il passaggio dentro scenari naturali sterminati privi di insediamenti umani e urbani, ghiacciai immensi che arrivano a toccare il mare senza incontrare ostacoli, enormi corsi d’acqua che non conoscono la presenza di dighe, altipiani grigi e neri di pietre laviche battuti da un vento che esclude ogni forma di vegetazione. Un’assenza che riempie il respiro di pace e che diventa sempre più bella, preziosa, quasi indispensabile man mano ci si inoltra nel viaggio e la mente cerca un tracciato nel tempo che la porti sempre più indietro alle origini del mondo.
Il fascino dell’Islanda è quello di una natura che ha confinato la presenza dell’uomo ai margini, isolandolo nei pochi contesti dove, per ragioni ambientali e climatiche, è stata possibile la sua sopravvivenza e quindi la sua storia.
La natura in Islanda domina tutto e si manifesta attraverso elementi sempre maestosi: cascate immense che si tuffano dagli altipiani, geyger bollenti che sbuffano improvvisi dal suolo carico di zolfo, balene gigantesche che solcano le acque gelide, il ghiacciaio più grande d’Europa che con i suoi frammenti lambisce le lunghissime spiagge laviche.
E poi la luce, che nei giorni del solstizio d’estate non lascia mai o il clima, sempre imprevedibile, spesso dispettoso, mai accomodante.
Facile percorrere l’isola: basta prendere la S1 da Reykjavik e seguirla in un senso o nell’altro in tutto il suo perimetro, deviando verso le attrazioni naturali che sono segnalate. Non serve neanche il navigatore satellitare: con una buona mappa si arriva con sicurezza dappertutto, riscoprendo un gusto e una consapevolezza per il viaggio che con l’utilizzo Google Maps si erano smarriti.
- La S1 che percorre il perimetro di tutta l’isola
Perché un viaggio in Islanda, anche se solo di una settimana, regala il piacere della scoperta, del contatto con l’inedito, l’esperienza più preziosa per noi viaggiatori seriali, assuefatti all’offerta di un’iconografia ripetitiva e scontata che ci porta a riconoscere un paese al primo sguardo.

L’Islanda non è ancora stata definita da uno scatto, perché, l’Islanda è una condizione della mente: un viaggio verso la dimensione del silenzio, della contemplazione, nel rispetto e la meraviglia che incute la visione della natura nella sua essenza più pura.
Come quella di una spiaggia lavica, nera e lunga a perdita d’occhio nei pressi della Laguna Glaciale Jokyursarlon dove si arenano gli iceberg dal ghiacciaio Vatnajokull: frammenti di ogni dimensione e forma, grandi come pachidermi o piccoli come diamanti che brillano di luce azzurra sotto la luce radente di un sole che non vuole mai tramontare.
Mi ci sono trovata una sera intorno alle 23, alla fine di una giornata di maltempo che si era conclusa con un cielo inaspettatamente terso e chiarissimo. Abbiamo lasciato l’albergo dopo cena spinti dal desiderio di rivedere i ghiacci blu della Laguna Glaciale e ci siamo trovati con la luce del sole tanto forte da ferire gli occhi in un paesaggio fiabesco,sospesi su una spiaggia illuminata dai riflessi dei ghiacci che sembravano pulsare come creature viventi.

Ho sentito il cuore traboccare di gratitudine per il regalo di tanta bellezza: se forse Dio c’è, ho pensato, è nato qui.
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