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Broken Nature: il design per salvare il mondo

Broken Nature

Una grande mostra che ci racconta come abbiamo interrotto il legame ancestrale con la Natura ma che delinea anche la volontà dell’umanità di riconnettersi con questo elemento vitale. Broken Nature: Design Takes on Human Survival, l’esposizione della XXII Triennale di Milano, esplora il design ricostituente, ossia un design che vuole correggere il corso autodistruttivo dell’umanità, proponendo soluzioni che reinterpretano il rapporto tra gli esseri umani e l’ambiente in cui vivono. Una mostra che crede nella possibilità di un futuro e scommette con spirito propositivo su una nuova cultura del progetto, chiamando a raccolta designer, artisti, scienziati, architetti capaci di formulare modelli di vita sostenibili.

Broken Nature

The Room of Change di Accurat, racconta attraverso un arazzo di dati i molteplici cambiamenti del pianeta

Curata da Paola Antonelli, Senior Curator del Dipartimento di Architettura e Design del Moma di NewYork, Broken Nature è un progetto ambizioso e complesso.
Ambizioso per la dimensione che prevede 22 partecipazioni internazionali e la selezione di un centinaio di progetti degli ultimi tre decenni, esempi di design, architettura e arte ricostituente provenienti da tutto il mondo. Ambizioso per l’obiettivo dichiarato di volere coinvolgere non solo la comunità dei designer e degli addetti al lavori ma il grande pubblico e che si avvale della presenza di una mostra nella mostra, La Nazione delle Piante, curata dal professore Stefano Mancuso.

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Un”installazione della Nazione delle Piante

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La Nazione delle Piante

Mancuso parte dall’assunto che le piante sono la più numerosa popolazione mondiale (solo gli alberi sono 3mila miliardi) e rappresentano l’85% degli organismi viventi e quindi hanno il diritto di essere considerate una nazione con tanto di bandiera e sala congressi. Una nazione dalla quale dipende l’esistenza di tutto il pianeta, che ci garantisce salute, acqua, benessere anche spirituale. Come in un museo di scienze naturali, il visitatore è accompagnato alla scoperta del mondo vegetale in un’esperienza immersiva ricca di contenuti multimediali, sollecitazioni sonore e olfattive.

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The Great Animal Orchestra

Accanto alla Nazione delle Piante, l’installazione The Great Animal Orchestra creata dal musicista ed esperto di bioacustica Bernie Krause con United Visual Artists: un’immersione audiovisiva nel cuore dei suoni della natura, sintesi di oltre cinquemila ore di registrazioni di habitat naturali raccolti nell’arco di 50 anni.
Dopo un prologo così suggestivo, Broken Nature propone un viaggio nella cultura della sostenibilità mostrandoci le soluzioni di design e i progetti artistici dei 22 padiglioni internazionali. Si va dagli elementi di arredo e abbigliamento in materiali riciclati con il recupero delle reti da pesca degli Stati Uniti, ai progetti di abitazioni ecosostenibili e resistenti a calamità naturali nel rispetto della cultura locale dello Sri Lanka, al design realizzato da artigiani locali dell’Algeria e così via.

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Un’installazione nel padiglione della Cina

Il tema del design ricostituente si sviluppa nell’esposizione dei progetti che hanno svolto un ruolo essenziale nella storia e nell’avanzamento del design, con un impatto in certi casi memorabile sulla società e sul modo in cui gli esseri umani interagiscono con il mondo che li circonda.
Il contesto espositivo è uno spazio unico dove il visitatore vede tanto e di tutto: dalle protesi di Goatman di Thomas Thwaites, che ha studiato per tre giorni sulle Alpi un gregge di capre, ai leggerissimi abiti di buro Belén che proteggono dai raggi del sole prevenendo l’uso dei solari in crema nocivi all’ambiente.

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Gli abiti sun screen di buro Belén

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Capsula Mundi di Anna Citelli e Raoul Bretzel

Da un’installazione ovoidale in materiali biodegradabili che contiene le ceneri di un defunto e dà vita a un albero (Capsula Mundi di Anna Citelli e Raoul Bretzel), a un telaio che permette di tessere e ritessere in varie forme lo stesso capo (Transitory Yarn), alla scultura (Sanctuary, dell’australiana Patricia Piccinini) che raffigura due anziani bonobo simbolo di amore universale tra esseri umani e animali di tutte le età.

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Goatman di Thomas Thwaites

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Sanctuary di Patricia Piccinini

E poi ancora tante soluzioni innovative, visionarie, poetiche, come un sistema diagnostico per alcune malattie basato sul volo delle api in una boule di vetro (Bee’s, di Susanna Soares) che monitora anche i cicli di fertilità.
Una scelta espositiva che se porta il visitatore a muoversi senza il riferimento un filo conduttore, dall’altro rende l’idea della complessità del sistema in cui viviamo. Una complessità più grande di noi ma che al tempo stesso abbiamo l’obbligo di capire se vogliamo uscire dal senso di precarietà che definisce il nostro vivere contemporaneo e ricominciare, finalmente, a credere nel futuro. Anche per questo, Broken Nature è una mostra da vedere.

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I kimono di Ise Bay Project che racconta la pratica delle pescatrici di perle

Broken NatureBROKEN NATURE: Design Takes on Human Survival
A cura di Paola Antonelli
Triennale Milano
viale Alemagna 6
1° marzo – 1°settembre 2019
Orari: martedì – domenica h. 10.30 – 20.30
Biglietti: 18 euro (intero)
www.triennale.org

 

 

1 Commento

  • Reply
    Paola
    7 Marzo 2019 at 22:18

    Avevo capito che è qualcosa da non perdere. Grazie!

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