Milano Zona 6

Navigli, mon amour

Navigli mon amour

Da quando vivo vicino ai Navigli mi sento più milanese. Abito nei pressi della Chiesa di San Cristoforo, un gran bel punto di partenza per le mie corse lungo gli argini del Naviglio Grande. Io ci arrivo da via Pesto, un tratto di strada abbastanza squallido e da percorrere con una certa circospezione in certe ore del giorno. Ma si supera in fretta e basta giungere al passaggio a livello del treno che arriva a Porta Genova per trovarsi in un quadretto di campagna, con i papaveri che spuntano tra i binari, la vecchia casetta del ferroviere e il profumo di sambuco che fa dimenticare l’odore acre dei muri imbrattati di via Pesto. Pochi passi dopo il fischio del treno e a sinistra ecco la mia amata chiesetta, risalente ai tempi delle crociate e uno dei luoghi più suggestivi di Milano. Bellissima. A destra invece inizia la mia corsa e dopo avere superato la Canottieri Olona e la Canottieri Milano, arrivo alla lunghissima pista ciclabile che arriva fino ad Abbiategrasso. Mi piace troppo correre sul Naviglio. Mi piacciono i segni sulla pista ciclabile che permettono di misurare le distanze, mi piace seguire con la coda dell’occhio le canoe che scorrono sull’acqua e che fanno tanto Tamigi, mi piace che sia tanta la gente che corre con me.  Mi piacciono i fiori che crescono sugli argini e nel poco verde ricavato accanto alla pista. Mi piace guardare la sequenza di vetrine su via Lodovico il Moro e che ci raccontano un’operosità di periferia: pizzerie take way, tintorie, concessionarie di motorini. Anche un sex shop, con tre vetrine. Prima – giuro – c’era accanto un’impresa di onoranze funebri. Ecco lì, Eros e Thanatos, mi dicevo quando vedevo le insegne l’una accanto all’altra. Poi quelli delle onoranze funebri sono andati via. Ha vinto il sesso.

Cose che succedono sul Naviglio Grande, periferia di Milano. Un posto dove i bambini imparano ad andare in bici senza le rotelle. Da grandi poi diventano dei ciclisti assatanati,  ed eccoli lì. Basta sporgere di pochi centimetri dalla stretta corsia di marcia e te li trovi con il manubrio tra le scapole. Perché le loro bici non hanno il campanello e così si limitano a segnalare la loro sfrecciante presenza con un “OhOhOh!”. “OhOhOh un cazzo!”, smadonna qualcuno. Ma tutto finisce nello spazio di una pedalata. Corriamo tutti, del resto. Chi non corre sono le coppie che si danno appuntamento nelle panchine ai lati della pista. Quelle clandestine soprattutto di mattina presto. Amori di mezza età, alimentati da questi incontri rubati a vite familiari, impegni di lavoro. Perfetti per una canzone di Jannacci.
Sono sicura che a lui questi navigli piacevano.

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