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Il nostro matrimonio: Luigi ed io, insieme così, da 25 anni

Il nostro matrimonio

Domani saranno 25 anni che sono sposata con Luigi. La cosa mi fa un certo effetto, soprattutto mi sembra incredibile che sia passato tanto tempo dal giorno in cui siamo diventati marito e moglie. A dirla tutta sono anche un po’ perplessa, perché ho sempre collegato il traguardo delle nozze d’argento all’immagine di una coppia di mezz’età: tranquilla, magari appagata ma anche un po’ malinconica per l’ineluttabile passaggio di un tempo che è stato ed è ormai finito. E invece Luigi ed io, anche se in questi 25 anni siamo invecchiati, anche se lui ha raggiunto l’età della pensione e la sottoscritta, se non ci fosse stata la legge Fornero, ci sarebbe vicina, non siamo così. Non lo siamo ancora, almeno. Non siamo ancora entrati nella dimensione di considerare il nostro stare insieme, il nostro vivere insieme, una cosa scontata. Non siamo ancora pronti per metterci in posa su un divano ed essere incorniciati, 25 anni dopo, vicino alla vecchia foto del nostro matrimonio.
Quella foto, quella del nostro matrimonio intendo, è a suo modo unica. Unica proprio nel senso letterale del termine, perché non ce ne sono altre a testimoniare che siamo sposati. È una polaroid scattata da Marilena, la mia testimone di nozze, all’uscita di Villa Reale a Milano, nella tarda mattinata del 10 giugno 1993. Era un giovedì, io indossavo un completo di Giorgio Armani acquistato appena due giorni prima, Luigi una giacca e una cravatta che non gli ho più visto addosso. Insieme alla sciarpa di chiffon che mi aveva sistemato intorno al collo, la suddetta Marilena mi aveva intimato, almeno per quella mattina, di togliermi gli occhiali da miope. Forse anche per questo i ricordi della cerimonia – laica, anonima, sbrigativa – sono alquanto sbiaditi.
Però quella foto racconta davvero Luigi e Paola, 43 e 32 anni, in quell’istante della loro vita, in quel 1993 che fu il mio anno magico: mi sposai, divenni giornalista, feci due viaggi di nozze (uno in Tunisia a giugno, poi in agosto nelle Antille francesi), andai ad abitare nella mia prima, vera casa.

Il nostro matrimonio

La maschera di sole

La nostra è la storia di un matrimonio lampo, avvenuto solo pochi mesi dopo il fatidico primo bacio sotto il portone di casa, in una sera di gennaio. Da lì un susseguirsi di giornate, serate, weekend trascorsi sempre insieme, un’assiduità vissuta subito con grande naturalezza, una condizione che ci rallegrava e stupiva al contempo. Come era possibile che stessimo così bene insieme, che ci venisse tutto così facile e – almeno da parte mia – senza ostacoli, senza sofferenza, senza complicazioni? A febbraio, in un weekend a Venezia, nel laboratorio di un maestro della carta, la decisione di sposarci: mentre ammiravamo una grande maschera che rappresentava un sole maestoso e che è ancora nella nostra camera da letto, Luigi, tra il serio e il faceto la buttò li: “E se la mettiamo nella nostra casa?”. “La nostra casa? Ma quando?”, ho domandato io. “Presto”, ha risposto lui. “Ok, va bene. Sì!”.
Anche la comunicazione alle nostre famiglie, fino ad allora all’oscuro di tutto, fu incredibilmente facile. Il numeroso clan di Luigi mi accolse con un misto di curiosità e simpatia nel corso di una serata di cui vi ho raccontato già nel blog. Ai miei lo dissi a Brescia, nel corso di un pranzo domenicale con tutta la famiglia. Tra il primo e il secondo, davanti ai miei fratelli e sorelle ai quali avevo già dato la notizia  (“La faccia che faranno quando glielo dici!”, fu il loro commento), dissi ai miei genitori che avevo un’informazione importante da dare. “Tranquilli, non sono incinta”, li anticipai. “Però mi sposo”. Pausa. “Ah…. – fece mio padre – E chi è? Il ragazzo che abbiamo conosciuto l’altra volta?”. “No… un altro”. “Ah…”. “Ma è un tipo in gamba. Gli ho chiesto di venirmi a prendere oggi per tornare a Milano insieme, così lo conoscete’’. “Ah, bene. E quando arriva?”. “Direi per il caffè”. Nel giro di un’ora Luigi era seduto sul divano del salotto tra i miei genitori – i miei fratelli e sorelle orecchiavano da corridoio – raccontandosi con una semplicità che ancora mi sorprendeva. Memorabile la risposta a mio padre quando si azzardò a chiedere: “Scusi Luigi se glielo domando ma… perché tanta fretta?”. “Beh, io ho finito il militare da un po’, Paola è già laureata: direi che non serve aspettare altro tempo, no?”.

Il nostro matrimonio

In Baja California, più meno una ventina di anni fa.

Il giorno delle nozze arrivò in un lampo, mentre i nostri amici venivano man mano a conoscenza della nostra storia. Noi stessi eravamo impegnati nell’attività di conoscerci l’un l’altro. Per questo non ne volli sapere di occuparmi del matrimonio. Tutti i preparativi mi sembravano una perdita di tempo: la mia priorità, in quelle settimane, era di stare con lui, progettare il nostro futuro. Parlare di libri, film, persone, sentimenti, politica, avvenimenti, lavori, giornali. Raccontare gli altri, scambiarci la nostra visione delle cose. Ma soprattutto raccontarci di noi.
Il regalo più bello me lo fece Paola, la sorella di Luigi, impeccabile padrona di casa e piuttosto ferrata nell’arte del ricevere. Una volta che stabilimmo di sposarci in Comune davanti ai soli genitori e testimoni, della festa di nozze il sabato successivo si occupò tutto lei: location, menù, inviti, confetti… tutto: una wedding planner ante litteram. Mi presentai così alla mia festa di matrimonio con la spensieratezza di un’ospite, preoccupata solo della clemenza del meteo, quel giorno un po’ burrascoso. Accolsi la notizia di parecchi coperti non previsti che stava lanciando Paola nel panico (Luigi nel conteggio dei suoi invitati aveva allegramente dimenticato che i suoi amici di un tempo avevano figliato e c’erano quindi una ventina di bambini da sfamare e piazzare in tavoli già chiusi) con un sorriso serafico, sicura che in qualche maniera la cognata se la sarebbe cavata. E siccome eravamo ancora nella fase idilliaca, non mi passò per la mente di rimproverare Luigi per la sua distrazione, cosa che poi ho puntualmente fatto ogni volta che se ne è presentata l’occasione… cioè spessissimo: Luigi è la persona più distratta dell’universo, ma quel giorno ancora non lo sapevo.
Forse sono un po’ tarda di comprendonio, ma ancora oggi, a 25 anni di distanza, vissuti sempre fianco a fianco, ogni giorno, anche sul lavoro e senza la compagnia di figli (cercati e purtroppo mai arrivati) non sono mica tanto sicura di conoscere davvero mio marito. O meglio: conosco la sua intelligenza, la sua profonda bontà, la sua passione per la cucina e la sua abilità di cuoco, il suo senso dell’umorismo, la sua mancanza di gelosia, la sua generosità, la sua discrezione nell’essermi sempre accanto e sempre dalla mia parte. Ovviamente conosco benissimo anche la sua già citata distrazione e l’inevitabile corredo di difetti che tutti abbiamo e che pare brutto elencare in un post che era nato un po’ per sfizio e che sta diventando una dichiarazione di amore coniugale.

Il nostro matrimonio

L’ultima foto scattata insieme: Luigi odia i selfie…

Sì, perché mentre scrivo, mi rendo ancora una volta conto che di Luigi amo la sua capacità di non essere mai davvero prevedibile e soprattutto classificabile. In tanti anni – non privi di conflitti, certo – non sono mai riuscita a metterlo in un angolo, a dirgli: ecco, tu sei così! C’è sempre qualcosa di lui che smonta le mie presunte certezze, i dogmi che mi viene tanto facile enunciare. Luigi lo fa con una leggerezza che è solo sua e che mi ha conquistato subito. È la sua grande dote, l’elisir di giovinezza di tante nostre giornate. Anche quelle di oggi, che siamo davvero una coppia di mezza età. Se avessimo avuto dei figli, magari saremmo anche già nonni. Ma la foto da mettere nella cornice d’argento no, non l’avremmo ancora scattata.

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11 Commenti

  • Reply
    milesweetdiary
    12 giugno 2018 at 7:02

    Una bella dichiarazione. Vera
    Auguri a voi!

  • Reply
    infuso di riso
    9 giugno 2018 at 22:51

    ma che belli che siete! e che bella e quanta sponsaneità quella foto di voi due al vs giorno piu bello…
    mi unisco a voi per festeggiare il vostro amore e per augurarvi ancora tanti tantissimi anni insieme..come prima..piu di prima…
    daniela

    • Reply
      Paola
      9 giugno 2018 at 23:41

      Grazie Daniela, di cuore. ❤️

  • Reply
    Paola
    9 giugno 2018 at 18:59

    Il vostro è stato proprio un incontro tra due anime affini, e avendovi conosciuto di persona non posso che confermare quel “qualcosa” che si percepisce. Non siete una coppia da cornice d’argento ma, credimi, mai lo sarete 🙂

    • Reply
      Paola
      9 giugno 2018 at 19:23

      Grazie Paola, un abbraccio. Riusciamo a prendere un caffè insieme prima dell’estate?

  • Reply
    Rita
    9 giugno 2018 at 12:18

    Che bello poter parlare così del proprio matrimonio Anch’io mi sono sposata la prima volta il 10 di giugno ma purtroppo non è andata come volevo ma soprattutto mi rendo conto che non avevo questa leggerezza che tu dimostri anch’io sognando pensavo a quel fantastico giovedì il titolo di un libro di cui non ricordo l’autore Ma così non è stato o quantomeno lo stato in parte infatti dal nostro matrimonio due cose belle sono nati i miei figli dovrei dire i nostri ma avendoli cresciuti da sola devo dire i miei Poi è arrivato il secondo in età matura e purtroppo quando la felicità sembrava raggiunta un brutto male 4 mesi fa se l’è portato via e leggere il tuo scritto mi ha emozionato tanto

    • Reply
      Paola
      9 giugno 2018 at 14:34

      Grazie Rita per questo tuo commento. Purtroppo nella vita la fortuna (o il caso, chiamalo come vuoi) gioca un ruolo importante. Noi abbiamo avuto un buon matrimonio ma niente figli e non è stato facile. Mi spiace per il tuo amore maturo. Difficile trovare le parole. Ma i figli sono il futuro e tu ne hai tanto davanti. Un abbraccio

  • Reply
    sidilbradipo1
    9 giugno 2018 at 10:08

    Che magnifico anniversario! 😀🤗
    Come si dice in questi casi, Viva Gli Sposi 😂
    Bacio
    Sid

    • Reply
      Paola
      9 giugno 2018 at 10:23

      Grazie Sid! Un abbraccio!

  • Reply
    Tratto d'unione
    9 giugno 2018 at 8:05

    Auguri Paola, un articolo bellissimo 🙂

    • Reply
      Paola
      9 giugno 2018 at 8:14

      Grazie! Detto da te è un gran bel complimento!

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