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Sartoria Migrante: Please, Sit sulle nostre sedie di design

Sartoria Migrante Please Sit

In questi ultimi mesi ho preso parte a un progetto che mi è piaciuto moltissimo e che sarà presentato a Milano durante Fuorisalone. Si chiama Please Sit per Sartoria Migrante ed è una collezione di 21 sedie di design sostenibile ideate dalla designer e artista Denise Bonapace, realizzate con la collaborazione di un gruppo selezionato di donne e uomini arrivati in Italia da diverse provenienze e con competenze artigianali e sartoriali. Si tratta di sedie originariamente di scarto, riparate da giovani falegnami seguiti da due associazioni impegnate nel terzo settore e rinnovate con bellissimi tessuti rigenerati offerti da due aziende di Prato.

Sartoria Migrante Please Sit

Il book di appunti di Denise Bonapace. Ph. Elena Mocchetti

Gli interventi di Denise Bonapace, dei falegnami e dei 10 artigiani che hanno messo le loro abilità e competenze al servizio del progetto sono stati radicali, trasformando i modelli originari in una collezione di oggetti di design. Ognuna delle sedie è un pezzo artigianale unico e ognuna di esse sarà provvista di un passaporto, un documento che ne racconta la storia: la provenienza, la lavorazione, i materiali utilizzati, il designer, l’artigiano che lo ha realizzato. Una testimonianza di identità e di valore. 
Sartoria Migrante è un progetto di Connecting Cultures, agenzia no profit di Anna Detheridge che promuove la sostenibilità attraverso l’arte, la moda e il design con la quale collaboro da quattro anni seguendo la comunicazione.

Sartoria Migrante Please Sit

Contaminazione di lavorazioni su una delle sedie. Ph. Max Monnecchi

Quelli di Connecting Cultures sono sempre progetti particolari che si distinguono per originalità e indipendenza di pensiero, con l’obiettivo di favorire, attraverso lo scambio tra le persone e la contaminazione di linguaggi diversi, esperienze culturali e personali inediti e spesso sorprendenti.
Come Sartoria Migrante che, ideato per valorizzare le competenze e le abilità spesso inespresse degli artigiani selezionati, si è rivelata una bellissima esperienza di lavoro collettivo che ha coinvolto tanti soggetti e persone diverse con l’obiettivo comune di realizzare, attraverso il valore dell’inclusione, qualcosa di unico e distintivo.
Personalmente non ho preso parte alla fase progettuale di Sartoria Migrante ma ne ho seguito la promozione dalle fasi iniziali fino alle giornate dedicate ai video e allo shooting fotografico ed è stata una delle esperienze più interessanti alle quali abbia partecipato.

Sartoria Migrante Please Sit

La falegnameria di Bottega di Quartiere. Ph. Elena Mocchetti

E’ stato entusiasmante vedere la reazione alla open call che avevano lanciato sui social per la donazione di vecchie sedie di legno e l’arrivo dei vari modelli nella sede di Connecting Cultures prima di Natale. E’ stato bello seguire il processo creativo di Denise Bonapace, la selezione dei tessuti nelle sedi aziendali di Com.i.stra e Manteco, specializzate nella produzione di lane riciclate nel distretto di Prato, il suo confronto con Massimo Alò di Terra del Fuoco, il falegname esperto che ha seguito il team dei giovani artigiani di Bottega di Quartiere per gli interventi sulle sedie.

Sartoria Migrante Please Sit

Denise Bonapace con Nagwa e Adama. Ph. Elena Mocchetti

Ed è stato bello nel laboratorio sartoriale di Connecting Cultures conoscere i dieci artigiani selezionati per la realizzazione del progetto, assistere alle dinamiche del lavoro collettivo, ascoltare il dialogo costante della designer con ognuno di loro per la realizzazione di un oggetto di valore che li rappresentasse. Adama, Alina, Alpha, Arooj,  Habib, Mactar, Laila, Nagwa, Chica e Yaisin sono venuti in Italia attraverso tanti percorsi e tanti paesi differenti: Marocco, Egitto, Togo, Nigeria, Pakistan, Afghanistan, Senegal, Gambia e Guinea.

Sartoria Migrante Please,Sit

Yaisin e Arooj nl laboratorio sartoriale. Ph. Elena Mocchetti

La più giovane ha 19 anni, la più grande 55:  donne e uomini di età ed estrazioni diverse ma tutti accomunati dalla capacità di lavorare bene con aghi, macchine da cucire, forbici e animati da una grande passione per il proprio lavoro. Hanno tutti appreso a cucire e ricamare nei propri paesi d’origine, chi in famiglia con le altre donne, chi a bottega già da giovanissimo o addirittura da bambino.

Sartoria Migrante Please Sit

Please Sit: uno dei modelli della collezione. Ph. Max Monnecchi

Sartoria Migrante Please Sit

Please Sit, dettaglio di una delle sedie. Ph. Max Monnecchi

Tutti hanno manifestato orgoglio per essere stati selezionati da Connecting Cultures attraverso la open call attivata con varie associazioni impegnate nel sociale, tutti hanno lavorato con impegno, scambiando tecniche e lavorazioni che sono state applicate alle sedie. Le giornate di laboratorio sartoriale si sono svolte in grande armonia, in un clima che mi viene da descrivere come una concentrazione sorridente. Ci si incontrava insieme davanti a una tazza di te e di caffè e poi i sarti si mettevano al lavoro, ordinatamente, interrompendosi ogni tanto per chiedere indicazioni a Denise, chiamata “la Maestra”.

Sartoria Migrante Please Sit

Please Sit: due dei modelli della collezione. Ph. Max Monnecchi

I laboratori di sartoria sono stati 5 e non è superfluo specificare che gli artigiani sono stati regolarmente pagati: 400 euro ciascuno per 40 ore complessive. Al termine della giornata conclusiva,  “la Maestra” ha chiesto ad ognuno degli artigiani di dare un nome alle sedie che avevano realizzato e di disegnarne il bozzetto. Prince, Princess, Papiro, Nana… sarà questo il nome riportato sul passaporto di ogni modello.
Ho già premesso che sono di parte, ma le sedie sono venute benissimo, con un risultato estetico sorprendente. Denise Bonapace ha descritto il progetto di Please Sit come un inventario di “sedute umorali”: “Alcune si allargano per fare spazio a persone o abitudini, altre si sorprendono o abbracciano: stringono, legano, scaldano. Altre sono altari dedicati alla bellezza della solitudine che si allungano, ringraziando il cielo e la terra”.

Sartoria Migrante Please Sit

Lo shooting finale con la foto di gruppo! Ph. Max Monnecchi

Se volete venire a vederle, saranno presentate domenica 7 aprile dalle ore 17  alle 21 presso la sede di Connecting Cultures, a Milano, in via Novi 2 in un evento finalizzato anche alla loro vendita. Noi di Connecting Cultures e Sartoria Migrante ci saremo tutti: Please Sit è una storia di accoglienza e di bellezza che vale la pena di raccontare.

Sartoria Migrante Please Sit

Please Sit: una delle Sedie Umorali della collezione. Ph. Max Monnecchi

un progetto di Connecting Cultures
presenta
PLEASE, SIT!
di Denise Bonapace
domenica 7 aprile 2019
17.00 – 21.00
via Novi, 2 – cortile interno
Connecting Cultures
Milano – 20144
tel. 02 36755360
www.connectingcultures.it

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