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I segreti del giovedì sera: il libro della mia generazione

I segreti del giovedì sera

Ho 59 anni e I segreti del giovedì sera, l’ultimo libro di Elvira Seminara, è dedicato a me. O almeno a tutti coloro che come me si apprestano a compierne 60, un numero che, se non vogliamo definire impegnativo, ci colloca inevitabilmente a un certo stadio della vita. Quale esso sia, non lo sappiamo bene neanche noi. Forse non vogliamo neanche saperlo. Di sicuro non lo vogliono sapere i sei personaggi che, con l’io narrante della scrittrice, sono i protagonisti di un romanzo a sua volta indefinibile e affascinante insieme, come inafferrabile e affascinante è la figura di Elvira Seminara, scrittrice, giornalista, accademica ma anche artista pop e creatrice di installazioni di recupero inventivo. Un’intellettuale poliedrica che esplora arte, vita e letteratura con indomito senso di libertà, godendo di ibridazioni e contaminazioni. Non c’è alto o basso nella letteratura di Elvira Seminara: c’è voglia di racconto, una scrittura che affabula, distillati di umorismo e malinconia. Ci sono l’esperienza e la follia: c’è la vita.
I Segreti del Giovedì sera racconta il delicato rito di passaggio del congedo dalla giovinezza attraverso un gruppo di amici, tre uomini e tre donne. Sofia, Olivia, Miriam con Pietro, Mauro e Cesare più Elvis, l’io narrante, si incontrano le sere dei giovedì. Oltre all’appuntamento settimanale e le esistenze borghesi ambientate a Catania (con divagazioni in altre città del nord: Roma, Ginevra, Berlino), li accomuna l’età: tra poco non avranno più cinquant’anni, lasceranno l’età di mezzo ed entreranno fatalmente in una dimensione nuova, sconosciuta e inaspettata. Nella fotografia di gruppo di una generazione, Seminara riprende così suoi personaggi in uno stato di sospensione: quello di avere figli trentenni e genitori di novanta e sentirsi (“nel cuore e nella testa” come a un certo punto uno dei personaggi dice guardando la luna) due volte trent’anni.

I segreti del giovedì sera

Elvira Seminara

I Segreti del Giovedì, che ho terminato poche settimane fa nella mia ultima estate da cinquantenne, mi è piaciuto molto ed è un libro che regalerò alle amiche e agli amici più complici, alcuni di loro coetanei ma altri anche no. Elvira Seminara, senza tanti giri di parole, scrive da dio, ha una padronanza della scrittura che le permette di giocare con il flusso della narrazione e il tono dei dialoghi, portando il lettore a ridere e a riflettere nello scorrere di poche righe.
Ho la fortuna di conoscerla. Ci siamo incontrate quattro anni fa  per la presentazione a Milano del suo penultimo libro, Atlante degli abiti Smessi che poi ho recensito nel blog e da allora, nonostante lei viva tra Catania e Roma ed io prevalentemente a Milano, non ci siamo mai perse di vista. Sono affascinata dal suo talento ma soprattutto dalla sua intelligenza empatica: Elvira ha una capacità di connessione e comprensione dei sentimenti di coloro che guarda e ascolta straordinaria. Non mi sono lasciata scappare l’occasione di parlare con lei, anche se per ora solo per telefono, de I Segreti del Giovedì Sera e di scambiare insieme le nostre impressioni sugli anni che lei racconta nel libro e che stiamo vivendo insieme, essendo quasi coetanee.

Ciao Elvis, perché hai scritto un libro sulla nostra età?
“L’idea è nata due anni fa quando ho cominciato a compiere 59 anni e il libro si è concluso definitivamente quest’anno, a cavallo del lockdown. A 59 anni ho avvertito fortemente l’emozione di avvicinarmi ai 60: il senso del crinale, della soglia. Un passaggio non necessariamente collocabile ai 59 anni… per qualcuno arriva a 55, 57 o 61. Nel libro parlo del decennio tra i 50 e i 60, della percezione di euforia e di paura, quasi una febbre adolescenziale improvvisa, un colpo di sole in mare. La sensazione fortissima di dovere vivere frettolosamente, come se il tempo stesse per scadere. E in questo rimasuglio di tempo vuoi metterci dentro tutto: i progetti, l’invenzione, la fantasia e, a dispetto dell’età che senti avanzare, un’aspettativa di vita come non ne hai mai avuta. Mi intriga questa emozione, l’ambivalenza nel rapporto con il tempo: fare in fretta prima che sia tardi e allo stesso tempo godersi quello che c’è. È una percezione contraddittoria: vorresti fare in fretta ma anche immergerti in quello che hai. Ho cercato di imprimere questa doppia velocità anche nel ritmo del libro che, dal punto di vista del linguaggio, è velocissimo ma che poi nella narrazione introduce momenti di sospensione, intervalli di confidenza tra Elvis e il lettore. Questa doppia velocità è raccontata anche da personaggi laterali e simbolici che il lettore scoprirà”.

I segreti del giovedì sera

A pag. 88 le riflessioni di Cesare, uno dei personaggi del libro


Mi spieghi le ragioni del giovedì?

 “Perché è un giorno indefinito… non è il venerdì che stabilisce la fine del lavoro, o il sabato che dovrebbe essere dedicato al divertimento più sfrenato. È un giorno che assomiglia al tempo sospeso affrontato dai protagonisti. Lo stato febbrile tra l’euforia e la disperazione allegra che ci contraddistingue tutti, io per prima: la mattina mi alzo e vorrei fare tantissime cose, poi la sera arrivo esausta e rinuncio ad andare al cinema. Il giovedì forse rappresenta lo iato tra il progetto e il fattibile, fra quello che vorremmo e il risultato compromissorio di quello che riusciamo a fare”.

Poi c’è Catania con Acicastello, la tua città descritta in tanti contesti: una presenza costante nel tuo libro, direi un personaggio importante.
“Sì, hai ragione!  Rappresento Catania a novembre, nel passaggio stagionale tra un’estate che sta finendo e che in Sicilia offre ancora giornate splendenti quando poi, all’improvviso, arriva la pioggia, il freddo. Catania a novembre ha dentro di sé tutte le stagioni. Come il giovedì del titolo, anche Catania, con il suo tempo sospeso tra l’estate e l’inverno, è una rappresentazione del 60enne d’oggi”.

I tuoi personaggi manifestano una grande voracità: descrivi minuziosamente colazioni, aperitivi, arancini e pizzette, sushi nei locali alla moda della città. Perché l’elemento del cibo è così presente?
Deriva da un’osservazione. Io non sono una che mangia molto, ho un rapporto estetico con il cibo, mi piace mangiare cose belle, per abitudine alimentare. Non subisco la fascinazione del cibo ma la vedo negli altri. La mia generazione ha una grande attenzione al cibo, alla scelta dei posti dove andare a mangiare. I miei personaggi cucinano anche, stanno attenti alle cure, all’orto. Vivono la contemporaneità e non si sottraggono a nessuna moda. Sono dentro il loro tempo, non hanno nostalgie e non vorrebbero mai tornare indietro. Sono dentro il presente e hanno la volontà di viverlo intensamente. L’attenzione verso il cibo è anche un modo per mantenere attivo il desiderio, un investimento di libido”.

I segreti del giovedì sera

Catania, Acicastello. Ph. Elvira Seminara


E qui arriviamo al tema del sesso. Il rapporto con il sesso alla nostra età non è facile. Olivia, la donna più passionale del gruppo, già nelle prime pagine del libro si chiede quanti anni le restino di vitalità sessuale. Gli uomini hanno amanti giovani, la donna che ha un compagno più giovane manifesta un notevole spirito di adattamento. Perché hai scelto di trattare il sesso così?
“Perché volevo darne una descrizione reale. Nel libro c’è Olivia che è una donna desiderante, sente il desiderio sulla pelle, vuole stare bene, incontrare persone nuove ed è un personaggio abbastanza rappresentativo. Miriam investe il desiderio nel ragazzo più giovane e poi c’è Sofia che diventa asexual, una corrente molto più diffusa di quanto si dica e si scriva, che esprime il rifiuto del sesso e il desiderio di altro. C’è il luogo comune della sopravvalutazione del sesso nella nostra vita: se ne parla tantissimo, più di quanto si faccia e diventa anche quello una suggestione del mercato. Mi sembra un modo realistico di raccontarlo perché non credo che le donne siano tutte così interessate al sesso così come ci vuole fare credere una certa comunicazione o la pubblicità. Vedo il sesso a una certa età più legato all’idea di tenerezza e del desiderio. E lo faccio dire a Cesare, un uomo, che a un certo punto esclama: ‘la cosa che non voglio perdere è il desiderio che è molto più di un’erezione. E’ il desiderio cosmico di Pan, che ti certifica che sei vivo’ ”.

I segreti del giovedì seraNelle pagine che raccontano i dialoghi tra Elvis e Cesare c’è tanta presenza dei segni del tempo: case descritte senza memoria e senza futuro, citazioni di orologi e cellulari, paragoni tra computer e Lettera 32, Skype e telefoni fissi. Cosa rappresentano?
“Secondo il pensiero greco il tempo ha due dimensioni: c’è Kronos, il tempo oggettivo dell’orologio, necessario alle nostre convenzioni che segna gli orari della nostra vita sociale e poi c’è Kairos, il tempo dell’evento, della sorpresa, il tempo che ti coglie all’improvviso e ti trasforma, ti meraviglia, ti sorprende, ti induce a fare altro nella vita. Ecco, i mei personaggi sentono la minaccia del Kronos e aspettano l’avvento del Kairos: è questo è il loro tempo”.

I segreti del giovedì sera, Elvira Seminara, Einaudi, 2020, pp. 200, 16.50 euro.

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