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Il libro: La rivoluzione comincia dal tuo armadio

La rivoluzione comincia da tuo armadio

La rivoluzione comincia dal tuo armadio è un libro che fa molto bene alla causa della moda sostenibile. Perché è un saggio serio e documentato, che fornisce al lettore in ogni sua pagina tante informazioni concrete affrontando la complessità degli argomenti trattati con grande chiarezza e un linguaggio diretto, individuando con competenza temi e cause ma anche delineando soluzioni percorribili.
In un racconto a due voci, la giornalista e critica di moda Luisa Ciuni e la stilista e attivista Marina Spadafora ci presentano la moda come una delle industrie più inquinanti del mondo, basata su un sistema economico e produttivo generatore di gravi ingiustizie sociali che, dallo sfruttamento dei lavoratori localizzati nelle zone più lontane dal nostro mondo, arriva a causarne anche la morte. Ma La rivoluzione comincia da tuo armadio non si limita alla denuncia dello status quo, il suo titolo è un (pacifico) invito alla militanza.
La prima parte  del libro è affidata a Luisa Ciuni, scrittrice e storica del costume, che  introduce il lettore nel complesso mondo della moda, narrandone  gli splendori degli albori, la ricerca della bellezza, la perizia riconosciuta degli artigiani tessili e poi la sua attuale decadenza, causata sostanzialmente dalla delocalizzazione – motivata dalla ricerca dei brand del massimo profitto attraverso manodopera a basso costo – e dall’esplosione del fenomeno del fast fashion.
Ciuni delinea i fatti e i passaggi che hanno portato alla produzione di 100 miliardi di pezzi all’anno, all’inquinamento ambientale generato da lavorazioni e tinture non controllate, alla bulimia di consumi indotta dal marketing, all’ammasso dei rifiuti tessili nelle discariche, allo sfruttamento dei lavoratori nei paesi privi di tutele statali e sindacali generati dal sistema perverso del terzisti con la miopia complice dei brand committenti. Ma insieme all’avidità delle multinazionali  proprietarie dei grandi marchi che al fashion system chiedono crescite in Borsa a doppia cifra, Ciuni racconta anche la crisi creativa dei designer, alle prese con le richieste di fatturato da parte dei consigli di amministrazione e la concorrenza delle proposte low cost, sottoposti allo stress della moltiplicazione delle collezioni annuali. Un sistema al collasso che tuttavia, conclude Ciuni, può trovare una via di salvezza nel consumatore, nella sua consapevolezza dell’importanza della qualità e nella sua capacità di discernimento: i consumatori,  sostiene l’autrice, devono iniziare a comperare quello che serve secondo necessità.  “Perché se il pubblico respinge  il prodotto spazzatura e – per esempio – l’acquisto dell’ennesimo top o delle ennesime scarpe da pochi euro, sarà la produzione a doversi modellare ai suoi gusti. E se il consumatore rifiuterà prodotti eseguiti da operai semi schiavizzati o da minori, lasciandoli in negozio, riuscirà a vincere. A nessuno piace trovarsi i banconi pieni di merce invenduta”.

Marina Spadafora

Marina Spadafora

La palla a questo punto passa a Marina Spadafora che, impegnata da anni nella causa della moda sostenibile, sia nelle vesti di designer sia di attivista di organizzazioni internazionali come il movimento Fashion Revolution, porta il lettore ad esplorare le possibilità della ‘rivoluzione verde’. “C’e un vento nuovo che scuote il sistema moda internazionale, una richiesta di cambiamento che si insinua nelle maison e che dà vita a giovani realtà di moda sostenibile” sono le sue premesse.

La rivoluzione comincia da tuo armadio
Il racconto che segue non è leggero. Spadafora denuncia i soprusi di multinazionali della chimica che raggirano le popolazioni contadine del terzo mondo promettendo coltivazioni resistenti ai parassiti che poi non si rivelano tali con conseguenze nefaste sul piano ambientale, economico e sociale dei territori. L’acqua dei fiumi indiani con i colori della moda della stagione, i lavoratori che sviluppano la silicosi in seguito al trattamento al silicio che scolora i jeans. I 1138 morti di Rana Plaza, in Bangladesh nel 2013, per il crollo di un edificio fatiscente dove erano ammassati donne e uomini che assemblavano i vestiti dei grandi marchi occidentali. Lo sfruttamento dei  bambini indiani  che con le loro piccole mani eseguono i bellissimi ricami che impreziosiscono i nostri vestiti e così via.
Ma Spadafora, da inguaribile ottimista, spiega anche l’impegno di organizzazioni internazionali come Clean Clothes Campaign e Fair Wear per convincere i governi a tutelare maggiormente i lavoratori e a modificare le paghe minime. E passa quindi alla narrazione del ruolo dell’innovazione e della ricerca tecnologica verso una moda che rispetti l’ambiente con i tessuti creati dallo scarto alimentare, dal riciclo, dai microbi, dal recupero delle reti da pesca. E poi l’importanza dell’informazione con le campagne di consapevolezza come Who Made My Clothes di Fashion Revolution con la richiesta alle aziende di chi abbia realizzato i loro capi di abbigliamento. Il libro si avvia poi alla fase conclusiva con un glossario della moda etica e, dulcis in fundo, i consigli pratici di Marina per un armadio sostenibile, come il ricorso al second hand e l’attenzione ai materiali di cui sono fatti gli abiti.

La rivoluzione comincia da tuo armadio
Perché, è la tesi di La rivoluzione comincia dal tuo armadio,  la scelta di un vestito non è mai casuale. Dopo avere assolto la premessa di raccontare tutto quello che c’è da sapere sulla moda sostenibile, Ciuni e Spadafora chiedono al lettore un’assunzione di responsabilità invitandolo ad arruolarsi in una battaglia che partendo dalla moda, può salvare il pianeta e l’umanità. Ognuno di noi, è la chiave di lettura, può fare la differenza.

La rivoluzione comincia dal tuo armadio, Luisa Ciuni e Marina Spadafora, Edizioni Solferino, pagg. 160, 15 euro

1 Commento

  • Reply
    Paola Bortolani
    23 Ottobre 2020 at 12:35

    Grazie, anche un bel regalo. Era ora che si arrivasse a questo, e tu ne sei portavoce

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