In viaggio

Corfù: parliamo un po’ di come si mangia


La nostra guida spirituale – e gastronomica – in questi primi giorni a Paleokastritsa è Vassili. Il tassista che ci ha portato qui dall’aeroporto, nonché sindaco del paese. Una vera autorità. Sembra uscito da un libro di Durrell: grande e grosso, massa di capelli che vanno dappertutto, occhi cisposi, sorriso un po’ sdentato, e una grande dose di paraculaggine. Per dire, ci ha salutato così:  “Italiani? Pasta Barilla n. 8, undici minuti di cottura! No Buitoni!”.
Vassili ci ha raccontato un sacco di cose su Paleokastritsa, soprattutto ci ha dato qualche buona dritta per come scegliere i ristoranti. Secondo Vassili non vale la pena di mangiare le aragoste, di cui c’è grande offerta: “Qui octopus! Fresca, pescata. Poi carne alla brace!”.
Vero: i polipi sono buonissimi e ben cucinati e nei ristoranti che Vassili ci ha segnalato (Spiros e Nausica su tutti) ci sono dei giganteschi girarrosti alimentati a carbonella con carni di pollo, agnello, coniglio. Poi c’è la “solita” offerta di piatti greci: insalata con feta,  moussaka, pomodori e peperoni ripieni, formaggi al forno o alla brace, spiedini di pollo o di pesce. Ieri sera siamo andati al Belvedere, ristorante tradizionale con – ça va sans dire – splendida vista sulla baia – e abbiamo mangiato calamari al forno, piovra in salsa vinegar e ottime  sardine fritte. Abbiamo finalmente abbandonato l’abitudine italiana di ragionare in termini di primo, secondo etc. : le porzioni locali sono abbondantissime e i piatti comprendono quasi sempre contorno di insalata e patate arrosto o fritte. Quindi ordiniamo tanti piccoli piatti da condividere – genere tapas, un po’ più abbondanti – e poi prendiamo un piatto principale di carne o di pesce. Niente di che i dessert: i gelati sono al di sotto degli standard italiani, i dolci locali sono molto zuccherosi e carichi di miele. Per me il meglio è ancora lo yogurt con miele e noci: non è proprio leggerino ma i sapori sono genuini.
E il bere? Beh, la birra Mithos è una sicurezza mentre per il vino –  a meno che la vostra conoscenza nell’enologia greca non sia da  sommelier – meglio evitare. Qualcuno degli amici con cui sono in vacanza apprezza il retzina (un vino greco dal sapore molto acre), ma va detto che è innamorato perso della Grecia e quindi non proprio attendibile.
Un’ultima nota: qui a Palekastritsa, almeno nei ristoranti consigliati da Vassili – sindaco e taxi driver – l’impiattamento non sanno neanche cosa è. A me sembra una buona cosa ma l’immagine che trovate qui non è da food writer :-). Un po’ old fashion, lo ammetto. Old fashion anche i prezzi, però: si cena abbondantemente spendendo tra i 15 e i 20 euro.

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