Storie

Storia di me che oggi ho 55 anni

Oggi ho 55 anni

La tipa della foto sono io e oggi ho 55 anni. Ho pensato molto prima di pubblicare questa foto. Perché si vedono le pieghe sulla pancia e penso che le immagini delle donne della mia età che postano le loro foto in bikini siano un po’ patetiche, indipendentemente dal loro stato di forma. Ma quando ho visto questa immagine, scattata da mio marito pochi giorni fa a Spetses mentre seguiva i miei buffi tentativi per uscire dall’acqua sul fondo di sassi, ho subito detto: “Ehi, questa sono io”. Sono io, adesso.
Oggi compio 55 anni e mi sento così, al termine di una lunga nuotata, in bilico su una gamba sola in una spiaggia bellissima ma anche piena di sassi mentre cerco di arrivare alla riva senza cadere. Un equilibrio precario che però ha anche una sua – del tutto casuale – bellezza: non sembra che danzi sull’acqua? Non è così e la cosa mi fa ridere: so già che cadrò in una frazione di secondo. Ancora una volta però non succederà niente: mi rialzerò, indugerò ancora un pochino in quel mare trasparente, per poi asciugarmi al sole sulla spiaggia dicendo forte dentro di me: “Goditi questo momento, Paola. La vita è adesso”. Riconoscere il sapore della felicità nel presente, quando si palesa anche per una frazione di secondo, è la conquista più importante della mia maturità. Non è un risultato affatto scontato, per me è stato un percorso lungo e anche partito in salita.
Sono stata una bambina balbuziente, un’adolescente in cerca di sue verità in un contesto generazionale pieno di luoghi comuni, in primis quello del dovere a una spensieratezza che non mi apparteneva o a un impegno politico che spesso mi sembrava una posa, una ventenne in cerca di un lavoro che mi rendesse indipendente ma mi restituisse anche un po’ della passione che avevo conosciuto durante gli studi universitari. Dopo due storie importanti, i trent’anni sono stati quelli dell’incontro con l’uomo giusto, che ho sposato in pochi mesi. E della ricerca di un figlio che non è mai arrivato.
Non abbiamo mai saputo perché. È stato duro accettare una privazione che non ha mai trovato una spiegazione scientifica o medica. Fino a quel momento avevo creduto che con la volontà potessi ottenere tutto. Sia mio marito che io siamo cresciuti in famiglie numerose, dove i figli sono nati a tutti senza sforzi, a volte senza neanche che scattasse il desiderio. Capitavano, nascevano. A noi no. Nonostante la nostra voglia di famiglia, la nostra identità di valori, la nostra capacità affettiva e il desiderio di investirla nel futuro. Non eravamo preparati a questa evenienza ma siamo riusciti insieme a farcene una ragione. Senza mettere in discussione noi due. Quello che eravamo da soli e insieme.
Alla fine l’accettazione della realtà è arrivata come una liberazione. Dopo tanto tempo pensando al figlio che non era mai nato, immaginandomelo piccolo, poi più grande, poi magari all’università o in giro per il mondo, ho sentito che era giunto il tempo di riprendere a pensare a me stessa, a cosa volevo adesso, a come andare avanti.
A quarant’anni ho deciso che sarei diventata figlia di me stessa, la figlia che non avevo mai avuto e che avrei desiderato diventasse una donna felice. La prima decisione presa è stata quella di lasciare un posto di lavoro dove ero diventata giornalista, dove avevo imparato tanto, che mi aveva portato in tante parti del mondo ma dove non mi ci ritrovavo più. Una decisione di cuore e di cervello, che mi ha portato ad esplorare da freelance altre forme di giornalismo, a scrivere sul web, a collaborare con mio marito a due entusiasmanti start up.
Tra i quaranta e i cinquant’anni ho vissuto forse il periodo più appagante della mia storia: intenso, pieno di incontri e di esperienze personali e professionali. Con Luigi abbiamo acquistato la nostra prima – e unica – casa, ci siamo impegnati insieme in progetti che hanno funzionato bene.
Ai miei fratelli e alle mie sorelle sono nati sei fantastici nipoti che amo con l’amore complice della zia, con calore e leggerezza, senza responsabilità particolari se non quella di raccogliere ogni tanto confidenze che i ragazzi non vogliono fare ai genitori. Una prova di fiducia della quale sono orgogliosa e che mi permette di non perdere il filo, di mantenere il contatto con le generazioni future, i loro problemi, i loro desideri, gli sforzi per trovare una loro strada.
Il pensiero dei ragazzi e la loro energia sono stati importanti per me quando, dopo tanta fortuna – capita a tutti, prima o poi – la ruota ha cominciato a girare per altri versi. La crisi che ha travolto il settore dell’editoria ha toccato anche la casa editrice e il giornale dove lavoravo. In pochi anni tutto si è rovinato, soprattutto i rapporti all’interno della redazione che avevo contribuito a formare. Ma quello che è peggio, in famiglia abbiamo dovuto affrontare la malattia della giovane moglie del mio fratello più piccolo, madre di due bimbi, stroncata da un tumore dopo un lotta coraggiosa, affrontata con la speranza di non lasciare soli i suoi bambini. È stata per me un’esperienza devastante, credo resa ancora più dolorosa dal mio vissuto di madre mancata. Non ero preparata all’uragano di sentimenti che mi si è abbattuto addosso e a tutte le conseguenze che la morte di Paola ha causato in me e nella nostra famiglia.
Se questa storia ha avuto un senso nella mia esistenza è stato quello di vedere ora il mondo con occhi diversi, di avere dato un ordine definitivo alla mia scala di valori.
Vedere morire una donna così giovane, mi ha reso immune dalla paura di invecchiare, delle rughe, dei capelli bianchi. Anche quando pochi mesi dopo ho perso il lavoro, mi sono detta che in fondo non era morto nessuno, che in qualche maniera me la sarei cavata.

Oggi ho 55 anni

A un anno ero più attenta alla mia immagine…

Era la fine del 2013 e avevo 52 anni. Non sapevo bene cosa avrei fatto della mia vita. Devo ammettere che il mio primo obiettivo è stato davvero molto minimo: diventare la cinquantaduenne più in forma della mia via (non avevo in effetti calcolato che abito una delle strade più lunghe di Milano…). Ci ho dato quindi giù di matto con corse, pilates e yoga. Finché – ovviamente – mi sono danneggiata il menisco… Mentre tra applicazioni di ghiaccio e infiltrazioni cercavo un Piano B, un’amica ed ex collega mi ha spinto ad aprire un blog. “Un altro blog??? – ho commentato -. Scusa, ma chissenefrega del blog di una cinquantenne?”. “Non c’entra niente l’età – mi ha  rimproverato lei -. Sai scrivere, conosci il web, hai un sacco di interessi. Perché non ci provi? Datti una mossa!”. Così è nato La mia Camera con Vista, la mia finestra aperta sul mondo. Dall’aprile del 2014 ad oggi ho pubblicato 343 articoli, 95 dei quali sono le ricette di mio marito Gigi, giornalista felicemente (lui sì) in pensione e cuoco provetto.
Non sono riuscita a considerare questo blog un giochetto: per tanti anni scrivere è stato il mio lavoro e penso al sito come al mio giornale, con una sua linea editoriale precisa e una grafica conseguente. È il mio magazine, la mia maniera di comunicare chi sono e il mondo in cui mi muovo. Un mondo che, nonostante la sua complessità, mi piace e mi appassiona. Che mi ha portato i primi nuovi contratti di lavoro ma che soprattutto mi ha permesso di conoscere tante realtà che ignoravo e che spesso erano a pochi passi da casa. Ho la fortuna di iniziare la giornata chiedendomi che cosa imparerò di nuovo prima di sera e come riuscirò a scriverne. In questi due anni ho incontrato tantissime persone e ho avuto il piacere di raccontare la loro storia e le loro attività. Sono quasi tutte donne e sono tutte speciali. Donne forti, coraggiose, creative, che mi hanno trasmesso la loro esperienza e la loro energia. Alcune sono giovani, ma molte di loro hanno la mia età, donne grandi, mature, che hanno vissuto tanto.
Oggi compio 55 anni. E sono felice di essere qui. Non me ne frega niente di invecchiare se invecchiare significa avere più rughe sulla faccia o sulla pancia. Mi basta che il cervello rimanga bello tonico e in ogni caso conto molto sull’aiuto di Google per risolvere le amnesie alle quali non sfugge nessuno dei miei coetanei, anche i più palestrati.
Vado avanti sorridendo, anche nel mio equilibrio precario: è vero che i sassi mi fanno male sotto i piedi ma il mare che mi circonda è fantastico.

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